Esposizione

L’esposizione artistica “Io dico autismo, e tu?” è un momento d’incontro tra arte e letteratura che ha come scopo l’avvicinamento e l’approfondimento dei temi legati all’autismo.

Poster ufficiale esposizione: Io dico autismo, e tu?


Artisti

Francesco e Caterina

Francesco: Ho 12 anni, sono intelligente e mi piacciono i dinosauri. Nel disegno ho rappresentato il
sistema solare con gli 8 pianeti: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno. Ambra e Polus sono pianeti inventati. Plutone non fa parte del sistema solare.

Caterina: Ho 8 anni e sono la sorella di Francesco che ha la sindrome di Asperger. Il mio disegno rappresenta mio fratello con le sue qualità, il suo modo di essere speciale ed è un omaggio a tutti i bambini come Francy.

Leonardo

Mi chiamo Leo, parlo poco, ma so costruire molte cose con le mani.
Mi piacciono i micetti di vari colori. Sono felice di partecipare con le mie creazioni a questa mostra. Da qualche tempo studio scultura con un maestro che si chiama Daniele Covarino: è molto simpatico e mi sta insegnando a comunicare nella sua lingua, la LIS.

Per la corrente esposizione ho scelto di fare una composizione di sculture con il Das perché adoro i gattini e voglio che tutti li conoscano. Ho scelto i gatti perché sono degli spiriti liberi e, non so per voi, ma per me sono moooolto teneri! Per le sculture in terracotta ho scelto Tim Burton perché è uno dei miei personaggi preferiti e Ammong Us visto che un giorno andrò sulla Luna.

Luca Bisdomini 

Tu dici autismo, io dico apri la mente, rifletti, rompi le barriere.  
«Tutti siamo più o meno autistici, Ionuccio mio! Di tanto in tanto tutti ci chiudiamo nella dolce prigione di noi stessi e ci rifiutiamo di lasciarla. Perché lì ci sentiamo al sicuro. Oppure perché abbiamo paura di affrontare il mondo reale. Potrebbe anche essere che siamo solo egoisti, non lo so! O che non abbiamo voglia di uscire dal nostro guscio». (Tratto dal libro Το μουσείο των αποξηραμένων συναισθημάτων – Il museo dei sentimenti distrutti – di Thodoris Koukias, edizioni Kedros). 

Luca Bisdomini
Luca Bisdomini Artista

Luca Bisdomini è un artista dilettante, nasce a Perugia nel 1984 e in età molto giovane inizia a lavorare nel mondo della panificazione. Qui, ha avuto la fortuna di avere come collega l’artista perugino Moreno Morosi che gli fa da mentore per alcuni anni e insieme partecipano ad alcune estemporanee sul territorio.
La forte propensione alla sperimentazione lo porta nel tempo a provare diverse tecniche applicate all’opera pittorica che, però, riporta sempre al grande amore che ha per il mondo dell’impressionismo.

Nella corrente esposizione presenta quattro opere pittoriche in cui si rispecchia la sua gioia e la sua volontà di sperimentare attraverso l’arte. I colori intensi e vivaci stesi con pennellate forti e decise che danzano con lievi api attorno ad una delicata bolla, infine si tramutano in decisi segni, simili ad incisioni, che fanno intravvedere il suo colorato e caotico mondo perfino attraverso il denso strato di sterile e bianca apparenza.

Agnieszka Gzyl

You say autism, I say my art is of silicone, my art is 3 dimensional, my art is touchable, my art has a healing impact to autistic people.  
[Tu dici autismo, io dico la mia arte è di silicone, la mia arte è tridimensionale, la mia arte è tangibile, la mia arte ha un impatto curativo per le persone con autismo].

Agnieszka Gzyl

Agnieszka Gzyl è un’artista polacca nata nel 1972 a Varsavia. Si è laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Władysław Strzeminski a Lodz, in Polonia, dove ha conseguito anche un master e successivamente un dottorato.Ha vissuto a Milano e a Parigi e ha avuto l’occasione di frequentare gli artisti più talentuosi d’Europa in collaborazione con psicologi e psichiatri. Questa ricca esperienza l’ha motivata a ricreare le dinamiche di guarigione e di relazioni attraverso le parti in silicone all’interno delle sue opere. Agnieszka ha esposto in oltre 40 mostre in Italia, Francia, Polonia, Ungheria, Regno Unito e Stati Uniti. Ha recentemente aperto il suo centro d’arte in Polonia conosciuto come SLOW Art Center, in un’esclusiva villa centenaria, il cui parco è il cuore di questo progetto. In questa splendida location, in un ambiente meditativo e curativo, ospita artisti e turisti da tutto il mondo.
Le sue opere d’arte in silicone su tela si pongono come scopo di offrire all’osservatore un percorso di guarigione attraverso i sensi della vista e del tatto.

Nella corrente esposizione presenta un’opera su tela con applicazioni tridimensionali in silicone. La varietà di colori all’interno delle applicazioni risalta sensibilmente contro lo sfondo e le applicazioni più scure, giocando con il senso della vista dell’osservatore. L’elevato contrasto, voluto espressamente dall’artista, va a stimolare anche il senso del tatto collegandosi strettamente al volere dell’artista di ricreare nell’adulto un’esperienza di reminiscenza curativa attraverso la ricostruzione del processo di conoscenza infantile. Il bambino interagisce con il mondo esterno primariamente attraverso i sensi della vista e del tatto, l’artista ricrea questo atto primitivo di conoscenza e interazione con il mondo invitando le persone a toccare le sue opere. Questa interazione ha, secondo l’artista, uno scopo curativo e terapeutico sulle persone che la vivono.

Irene Iorno

Tu dici autismo, io dico armonie plurali.

Irene Iorno

Irene Iorno è nata a Roma nel 1976. Si è diplomata in Pittura, presso l’Accademia di Belle Arti dove poi si è anche specializzata in Scultura. In seguito, ha conseguito la qualifica regionale di Graphic Design. Dal 2000 collabora alla produzione di materiale documentaristico testuale, fotografico e video, con alcune testate giornalistiche e agenzie di stampa; nel 2004 inizia a collaborare con diverse realtà alla cura e l’ideazione di progetti grafici ed editoriali. Come illustratrice di progetti grafici editoriali, collabora ad attività laboratoriali per l’infanzia che riguardano l’affiancamento alla riabilitazione di alcune patologie visivo-percettive e visivo-spaziale. Inoltre, è redattrice presso la rivista “Il Paese delle donne” ed è referente dell’Ufficio Stampa del Premio di scrittura femminile Il Paese delle donne & Donna e Poesia dal 2000.
Nel 2016-2017 ha lavorato presso l’ufficio Stampa della Mostra itinerante “1946: il voto delle donne”, iniziativa che per il suo valore culturale ha ricevuto la medaglia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
La sua attività espositiva in Italia e all’estero è iniziata nel 1999 e per il suo lavoro ha ricevuto diversi premi in numerose manifestazioni d’arte contemporanea. Ha partecipato a molte esposizioni collettive internazionali, tra cui New York, Tetovo e Berlino, e ha ricevuto diversi riconoscimenti letterari. Dal 2011 al 2015 ha esposto annualmente presso il Castello Manservisi di Porretta Terme (BO).

Nella corrente esposizione presenta un’illustrazione su carta, eseguita con tecnica mista, che fa parte di un lavoro di più ampio respiro. All’interno della sua opera, l’artista vuole proporre un’interpretazione dello spazio che ci circonda e di come noi lo percepiamo. I colori scelti e i tratti che compongono il disegno accompagnano l’occhio dello spettatore ad esplorare interamente l’opera, focalizzando l’interesse sui soggetti e sui possibili risvolti che le loro interazioni portano a sognare. 

Virna Manattini e Matteo Guerra

Tu dici autismo, noi diciamo che attraverso le nostre fotografie vogliamo porre l’attenzione sull’importanza della volontà di vedere, nella nostra vita quotidiana, che è motore di scoperta e ci permette di iniziare a capire che ciò che per noi è diverso, per qualcun altro è quotidiano.

Virna Manattini e Matteo Guerra

Virna nasce a Verona nel 1994 e Matteo ad Arzignano nel 1981. Coppia nella vita e, per la prima volta, nella realizzazione artistica per questa esposizione. Lei organizzatrice di eventi d’arte e di cultura, lui orafo di professione e fotografo per passione, iniziano la loro collaborazione realizzando alcune serie di foto nel corso dei loro viaggi. Attraverso queste hanno cominciato a fondere le loro esperienze professionali con le loro passioni per arrivare a realizzare le opere odierne.

Nella corrente esposizione presentano tre fotografie il cui soggetto si ispira alle nature morte dove l’attenzione viene incanalata attraverso i cocci rotti verso un’indagine artistica dell’esperienza umana. Il focus attorno al quale ruotano le opere è la differenza tra l’atto di vedere e quello di guardare nel quotidiano e come, nella percezione della diversità, la volontà di vedere sia necessaria per andare oltre la paura innescata dal contatto con una situazione differente. Quindi, gli artisti iniziano a comprendere che ciò che per noi è diverso, per qualcun altro è quotidiano. La vista è solo una parte della sensorialità dell’essere umano e, nello specifico, l’occhio è solo un frammento nella percezione del reale.

Federica Manini

Tu dici autismo, io dico emozioni.

Federica Manini
Federica Manini Artista

Federica Manini è nata nel perugino nel 1989. Ha frequentato l’istituto d’arte Bernardino di Betto dove si è dedicata principalmente all’opera pittorica. Impegnata nel lavoro di estetista presso Naty Estetica a Magione la sua passione artistica si espande anche alla sua professione attraverso la realizzazione di tatuaggi.
Il suo elegante tratto a matita si distingue all’interno dei ritratti. Il caratteristico sfumato in bianco e nero viene integrato in alcune opere con intense note di acrilico. La tecnica ad acquerello supporta ed evidenzia con sofisticate tonalità la definitezza del tratto del disegno.

Nella corrente esposizione presenta tre opere che si contraddistinguono per l’uso delicato del colore acrilico. L’esperienza diretta che ha ispirato l’artista nella rappresentazione della rivoluzione delle emozioni, si pone come guida alla scoperta della propria sensibilità attraverso il riconoscimento delle espressioni altrui. L’incoraggiamento alla scoperta e all’inclusione viene delicatamente toccato attraverso le leggere sfumature che fanno da sfondo alle sagome di bambini che giocano sulle rive del lago. Il paesaggio noto che fa da contorno alla figura restituisce un’idea di indagine e connessione con i luoghi di origine che sottende a un più profondo quesito di indagine dello spirito umano.

Eleni Mavros Serra

Tu dius autisme, jo dic oportunitat.
[Tu dici autismo, io dico opportunità].

Eleni Mavros Serra
Eleni Mavros Serra Artista

Eleni Mavros Serra nasce a Lefkosia (Cipro) nel 1996 da padre cipriota e madre catalana e passa la sua infanzia tra Cipro e Spagna. Studia presso la scuola d’arte Escola Joso: Centre de Còmic i Arts Visuals di Barcellona. È un’illustratrice tatuatrice che ha iniziato il suo percorso artistico dalla tenera età frequentando diverse scuole d’arte in entrambi i suoi paesi di origine. È partita dall’uso delle tecniche e dei materiali tradizionali fino ad arrivare all’arte digitale. Nelle sue opere le piace esplorare i temi d’identità e di genere. È uno spirito libero che ama qualsiasi forma d’arte. 

Nella corrente esposizione presenta un’opera realizzata interamente in digitale, successivamente stampata su supporto rigido. L’intensità vibrante della composizione è data dalla variazione e dalla sfumatura dei colori che permeano interamente il quadro, viene sottolineata dal segno di contorno che fa spiccare le diverse nuance di blu attraverso le quali l’artista rende l’idea di un mondo in cui l’autismo apre molte possibilità di arricchimento e contatto. L’idea di profonda connessione e sensibilità con il mondo, che scaturisce con forza da quest’opera, è evidenziata dalla bellezza della figura protagonista della composizione.

Moreno Morosi

Tu dici autismo, io dico natura.

Moreno Morosi
Moreno Morosi Artista

Moreno Morosi nasce a Perugia nel 1969. Frequenta l’istituto d’arte Bernardino di Betto dove si dedica con entusiasmo alla scultura e alla pittura. Le sue opere pittoriche ottengono dei buoni risultati alle molte estemporanee a cui partecipa. 
Attraverso le sue spatolate si rivela all’osservatore la passione e l’amore profondo che lega l’arte al maestro. Le impressioni che vengono riportate sulla tela attraverso la rappresentazione dei vari paesaggi e momenti sottolineano la sua maestria e il suo amore verso la natura. Il sentimento di dolce nostalgia verso tempi andati si esprime, nei suoi quadri, attraverso la rappresentazione di antichi paesi con le loro case contadine e diroccate. Oggi è un artista che fa parte della galleria di arte contemporanea La Bottega di Mario Cappelletti.

Nella corrente esposizione presenta tre opere che sottolineano la sua maestria e la sua forte propensione alla sperimentazione. Le decise spatolate che restituiscono il movimento di un ipotetico viaggio dentro alle emozioni e il sorprendente contrasto generato da un sapiente uso del medium, portano l’occhio a indagare curioso la tela alla ricerca di un ulteriore indizio per cercare di comprendere più a fondo la bellezza che risiede nelle differenze. Il dialogo diventa ancora più profondo quando si posa lo sguardo sulla sorprendente incisività che ha mosso la mano dell’artista durante la realizzazione della sirena, scolpita nel legno, la mitica figura che da sempre richiama l’uomo a interrogarsi sul sé.

Donatella Paolucci

Tu dici autismo, io dico successo! 

Donatella Paolucci

Donatella Paolucci è un’artista ligure, laureata nel 1992 all’Accademia di Belle Arti di Genova. Dopo la laurea, ha frequentato la Scuola di Formazione Walt Disney di Milano, un corso annuale di Illustrazione del libro presso la Scuola del Fumetto Chiavarese e ha conseguito anche la maturità per Dirigente di Comunità presso l’Istituto Gambacorti di Pisa.
Dopo parecchie esperienze nel mondo del sociale ha deciso di seguire un master in arteterapia presso la scuola Artea di Milano. Durante gli anni in cui ha avuto a che fare con molte disabilità ha scoperto mondi nuovi che spesso nell’arte trovano un mezzo terapeutico ed espressivo. Ama l’arte non solo per la bellezza che crea, ma perché spesso diventa mezzo di comunicazione, se non addirittura punto di incontro, tra le diversità arricchendo tutti. 

Nella corrente esposizione presenta un’opera realizzata su tavola con colori acrilici. La riflessione dell’artista ruota attorno alla valorizzazione delle caratteristiche personali che gli individui, attraverso la loro esperienza e perseveranza, possono volgere a loro vantaggio riuscendo ad aprire molteplici opportunità e a raggiungere obiettivi diversi. Il successo, conseguito nella vita, viene magistralmente illustrato, all’interno del quadro proposto da quest’artista così attiva nel sociale. 

Paschalis Plissis

Εσύ λες αυτισμός, εγώ λέω ατομικισμός, λέω ζωγραφίζω μια εικόνα.
[Tu dici autismo, io dico individualismo, io dico dipingo un quadro.]

Paschalis Plissis
Pascalis Plissis

Paschalis Plissis nasce nel 1963 ad Atene da madre greca e padre cipriota. Vive la sua infanzia a Cipro e si trasferisce ad Atene dopo l’invasione turca avvenuta a Cipro del 1974. Ha successivamente svolto studi in musica e in giurisprudenza ad Atene. In giovane età ha svolto l’attività di cantautore e membro della band The Jaywalkers molto importante per la sua formazione. Durante la sua vita ha lavorato come giornalista, anche alla radio e nella televisione. Infine intraprende una carriera nella musica sinfonica in cui è impiegato tuttora. Negli ultimi anni usa la porta segreta della pittura per fuggire nel giardino sul retro del suo equilibrio mentale.

Nella corrente esposizione presenta un’opera su carta realizzata con la tecnica a guazzo in cui spicca il contorno grafico delle figure. Il contrasto tra il segno, dato delle pennellate, e la definitezza del tratto ad inchiostro, pone in risalto le figure degli sportivi che riempiono il campo restituendo lo sguardo allo spettatore. Lo sguardo di queste figure prova a indagare i pensieri e i sentimenti della persona in carne e ossa che sta osservando l’opera, accentuando lo straniamento che avviene nel momento in cui si riconosce un tennista in un campo da calcio. Attraverso questi sportivi si vuole provare ad aprire un dialogo sul senso che il gioco della vita ha per sé e per gli altri.

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